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mercoledì 27 settembre 2017

Recensione Valhalla Rising - Regno di sangue (2009)

È andata più o meno così.
Io: «Hey, mi hanno consigliato Valhalla Rising. Lo conosci?»  
Amico fidato: «Certo: vale la pena vederlo.»
Lo guardo.
Mi fa cagare a spruzzo.
Torno dal mio amico fidato.
Io: «Ho visto Valhalla Rising. Non è che sia tutto 'sto gran che...»
Amico fidato: «L'hai visto? Perché? o_O »
Io: «In che senso? Mi hai detto tu che "vale la pena vederlo".»
Amico fidato: «Ma no, hai sentito male! Ho detto che NON vale la pena vederlo!»
Lacrime e appuntamento dall'otorino.

Nebbia e (non abbastanza) silenzio
Nicolas Winding Refn comincia a somigliare un po' troppo a Terrence Malick. Come è possibile che passi da capolavori come Drive e prese in giro come The Neon Demon? Che si tratti di un caso stile Ultracorpi come successo con Zemeckis nel 2000? No. Basta guardare su Wikipedia per scoprire che Nicolas Winding Refn è regista E SCENEGGIATORE. Mentre come regista tutto sommato se la cava, a scrivere è una capra epocale. I silenzi d'atmosfera che permeano la pellicola sono infatti spezzati da deliranti sproloqui pseudoreligiosi malamente scritti.
Questa sceneggiatura è l'esempio di come non basti un buon soggetto per fare una buona storia.
Tuttavia, a volerla proprio dire tutta, anche dal punto di vista registico non è che gridiamo al capolavoro. In un paio di occasioni vengono commessi errori davvero banali, tipo il violare la regola dei 180 gradi. Magari per qualche "Critico" si tratta di una scelta artistica, ma per me è semplice ignoranza nell'utilizzo del mezzo.

Consigliato a:
Chi apprezza la roba più unica che rara.

Sconsigliato a:
Chi non basta la presenza di Mads Mikkelsen per apprezzare un mappazzone sperimentale.

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