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martedì 21 ottobre 2014

50. Underworld: Evolution (2006)

Non capita tutti i giorni di incappare in un sequel che è esattamente come deve essere: in linea col predecessore nello stile, ma migliore nella tecnica. Ora, lungi da me paragonare Underworld a mostri sacri come Terminator 2, Il padrino - Parte II o Aliens, ma il salto qualitativo è evidente e sarebbe scorretto non evidenziarlo.
La storia riprende esattamente da dove ci eravamo lasciati nel capitolo precedente. Il punto di forza della sceneggiatura rimangono i personaggi, piuttosto approfonditi per un action movie. In Underworld: Evolution ritroviamo la stessa cura per la "lore" che avevamo trovato nel primo episodio.

Il regista, Len Wiseman, matura in bravura. Pur riproponendo lo stesso stile di tre anni prima, recide il cordone ombelicale che univa Underworld a Matrix, adagiandosi su uno stile più personale. Certo, qualitativamente non raggiunge i livelli tecnici dei Wachowski, ma chi ci riesce?
La fotografia continua ad essere di eccellente fattura. Pur apponggiandosi ad invasivi filtri cromatici, le scene risultano sempre chiare e mai artificiose.
Sugli attori nulla da dire, la Beckinsale non è cambiata di una virgola mentre Speedman migliora un pochetto (fare peggio era dura). Plauso al Viktor di Bill Nighy, al quale viene dato molto più spazio.

Bene, la recensione finisce qui ma lasciatemi fare un breve appunto sull'adattamento italiano. Premesso che abbiamo i migliori doppiatori del mondo e che questa non è un'opinione ma un dato di fatto. Mi spiegate che bisogno c'era di cambiare la pronuncia del nome della protagonista? Ora, io non sono un fervente sostenitore dei "nomi originali a tutti i costi". Per dirne una, non amo affatto l'idea che Silente lo si debba chiamare "Dumbledore" perché in inglese "ricorda il suono sommesso del bombo". Bombo 'sta ceppa! Pur conoscendo l'inglese bene quasi quanto l'italiano vi garantisco che mai, MAI, assocerei "Dumbledore" a "Bumblebee". Soprattutto perché "Bumblebee" per me è un Transformer.
Ma stiamo divagando. Torniamo a noi ed al fatto che il nome del personaggio della Beckinsale, Selene, deriva dal greco Σελήνη che significa luna. Geniale se pensiamo alla storia d'amore tra lei, la "Luna", ed il licantropo. Ora, in inglese gli attori lo pronunciano "Silìn".
Lo vogliamo pronunciare anche noi "Silìn"? Ottimo.
Vogliamo invece pronunciarlo "Selìn"? Bene uguale.
Ma dobbiamo metterci d'accordo prima! Che è 'sta storia che nel primo film la chiamiamo "Selìn" e nel secondo "Selèn"? Decidetevi! Come dite? Questa è una critica sterile e non aggiunge nulla alla recensione? Nah, io non credo. Per quanto stimi la Beckinsale e le sue tutine in latex, di Selen ce n'è e ce ne sarà sempre una sola.

Bene, anche questa recensione è conclusa. Finora è andato tutto liscio e sono piuttosto soddisfatto di questa saga. Anzi, diciamo che sono piacevolmente sorpreso. Non mi aspettavo mi prendesse tanto. Il prossimo film dovrebbe essere il prequel al primo e, salvo rarissimi casi, di norma il terzo capitolo è sempre il peggiore. Vado a vederlo... Incrociamo le dita!

Consigliato a:
Chi ha apprezzato il primo Underworld.

Sconsigliato a:
Tutti gli altri. Non esiste motivo al mondo per vedere questo film senza aver prima visto (ed apprezzato) il precedente.

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