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lunedì 15 agosto 2016

Recensione Pranzo di ferragosto (2008)

Caldo, pioggia, caldo, pioggia, caldo, pioggia. Il mio ginocchio ringrazia. ಥ_ಥ
Già il fatto che la pioggia mi impedisca di andare a caccia di Pokèmon è grave. Ma il caldo. Il prossimo che questo inverno dice che non vede l'ora che arrivi l'estate me lo mangio.
Ma dico io, se d'inverno hai freddo ti prendi la copertina e ti abbracci il termosifone. D'estate che fai? Apri il frigo e ti ci siedi davanti?
Comunque non penso siate qui per leggere uno sproloquio sul clima. Smettiamola quindi e parliamo di un piccolo gioiello che forse non conoscevate.



L'incipit di Pranzo di ferragosto è grossomodo il seguente:

Gianni è un uomo di mezza età che vive con la madre vedova. Per estinguere gli arretrati delle spese condominiali, accetta di ospitare la madre dell'amministratore per il ponte di Ferragosto. Punto.

« Ma come "punto"? Tutti qui? », direte voi. Ebbene sì, tutto qui. Non c'è molto altro da aggiungere. Penso vi stiate chiedendo come possa un film con un simile intreccio essere considerato un piccolo gioiello. Facile: è merito dei personaggi. Uomini e donne normali, che come tutte le persone normali nascondono un abisso dentro di loro. Personalità reali e sfaccettate in grado di far interrogare lo spettatore sulle proprie debolezze. Su ciò che ci rende speciali nella quotidianità. Ora, non per fare come quei tronfi scorreggioni che citano cose a caso indossando la fedora al chiuso. Però lo devo dire: questa pellicola mi ricorda tantissimo La coscienza di Zeno. Lo so, sembra una cosa falsa e snob da dire, ma quelli tra voi più freschi di Maturità mi avranno già capito. Avete presenti quelle atmosfere quotidiane, quelle situazioni forse banali ma che formano i ricordi di tutta una vita? Ecco, questo film racchiude l'istantanea della quotidianità. Una così detta slice of life
Andate su Wikipedia a dare
un'occhiata ai premi...
Si chiude facilmente un occhio sul fatto che quasi tutti gli attori non siano professionisti. Anzi, vi dirò che questo aumenta l'immersione, il realismo e... Mamma mia, ho riletto quello che ho scritto e mi sembra la scena di Giacomo Poretti e Marina Massironi che commentano il film Garpelli... =_=" Vabbè va, chiudiamola qui che abbiamo scritto pure troppo ed a fare il Critico non sono capace. Diciamo solo che questo è un prodotto valido e meritevole del vostro tempo, a patto però di essere cinefili appassionati. Di quelli che apprezzano prodotti di nicchia "da festival" ed un po' naif. Non so se rendo l'idea.

Consigliato a:
Chi ama scovare le piccole perle passate in sordina.

Sconsigliato a:
Chi non concepisce una commedia estiva diversa dal cinecocomero.

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