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lunedì 18 settembre 2017

Recensione The Zero Theorem - Tutto è vanità (2013)

Se fossimo andati alle elementari insieme, io e Terry Gilliam saremmo stati amici per la pelle.
I suoi film sembrano uscire direttamente dalla mia testa! Come dite? Questa è una di quelle cose che sarebbe meglio non esternare? In effetti avete ragione, The Zero Theorem è l'ennesimo viaggio in acido prodotto dalla mente di Gilliam. La dimostrazione che quell'uomo non sta affatto bene. Ma andiamo con ordine.

Brazil + Transmetropolitan = Teorema Zero
Ho amato Brazil. Ci ho scritto sopra una parte della tesina del liceo, sapete? Con The Zero Theorem Gilliam regala alla Settima Arte un altro spettacolare e terrificante futuro distopico. Costumi, scenografie e luci funzionano alla perfezione.


Da vicino, tutto si amalgama coerentemente in un'angoscia visiva a metà tra una tavola di Transmetropolitan ed il Grande Fratello (quello di Orwell).
Da lontano, abbiamo una alienata società dove ogni individuo è solo pur essendo costantemente connesso al resto del mondo. Un mondo dove lavoro e capitalismo muovono tutto e l'individuo non è che un granello in un mare di nulla. Come dite? No, non mi sto riferendo all'Italia del 2017, volevo fare una citazione di Metropolis...

Christoph Waltz tiene le redini di un personaggio meravigliosamente sfaccettato e profondo. Regia disturbante al punto giusto e fotografia da Oscar sono una gioia per gli occhi. Nota di merito per le scenografie, imponenti e sofisticate.
Sfortunatamente, la pellicola risulta meno potente delle altre dirette dallo stesso Gilliam dal punto di vista narrativo. Il messaggio che viene dato è abbastanza chiaro già dalla prima visione, ma i ritmi narrativi sincopati ed un finale forse eccessivamente ermetico potrebbero lasciare l'amaro in bocca a più di qualche spettatore.


Consigliato a:
Chi sentendo il nome "Terry Gilliam" sa già a cosa sta andando incontro.

Sconsigliato a:
Chi non è avvezzo a questo genere di film "da Festival di Cannes", dove per Cannes non si intende la città francese. Chi vuol capire, capisca.

ATTENZIONE SPOILER: Due parole sul finale e sul film in generale
Non sono un Critico, ma se vi interessa, qui di seguito vi do i miei due centesimi sull'interpretazione del film.
Dobbiamo chiederci: cosa cerca di comunicare Gilliam con The Zero Theorem?
Due cose:
1. Terry Gilliam sta male ed ha bisogno dell'aiuto di uno bravo, ma bravo forte, eh! 
2. Carpe Diem. Come ne L'attimo fuggente, ricordate? Cogliete l'attimo, gente. Qohen attende per tutta la vita l'arrivo di questa fantomatica "chiamata", e nel frattempo non vive. È talmente focalizzato sul futuro che si dimentica di vivere il presente. E per aggiungere danno alla beffa, quando finalmente la chiamata arriva (nelle fattezze di Bainsley), è tale la paura del cambiamento. Tale la paura di meritare un'esistenza migliore, che Qohen rifiuta, preferendo rimanere in compagnia della solitudine, alla quale ormai è abituato.

Questo è quello che penso io dopo una singola visione della pellicola. Se avete idee diverse, fatemelo sapere nei commenti o, se siete timidi, per email.

2 commenti:

  1. Davvero un film splendido, con un grande Waltz. L'ho visto ormai un bel po' di tempo fa ma tendo a sposare la tua interpretazione :)

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