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venerdì 5 marzo 2021

Recensione Knock Knock (2015)

Di youtuber che si occupano di cinema ne seguo pochi. Infatti se ho intenzione di vedere (e recensire) un film non voglio farmi condizionare. E soprattutto non voglio impossessarmi di eventuali loro battute e/o frasi ad effetto (come invece vedo fare da qualcuno del quale non farò il nome… Ehi tu! Sappi che ti ho visto. Indossa il cappellino di stagnola se non vuoi fare la fine di quello di Scanners ò_ó)

Dicevamo... In inglese uno che è mi piace Chris Stuckmann che in pochi minuti riesce a fare un’analisi sintetica ma esaustiva di qualsiasi film. In italiano invece seguo Violetta Rocks e Mario Palladino a.k.a. Synergo. Ed è proprio grazie a quest’ultimo che sono venuto a conoscenza di un film con Keanu Reeves e la Joi di Blade Runner 2049 che mi era sfuggito.

L’altra sera stavo cucinando il sugo con le melanzane per la settimana e sulla TV avevo in riproduzione un video di QDSS su Peggle. Alla fine del video parte in automatico il seguente video di Cose dell'altro cinema:

Indovinate in tempo zero cosa è finito nel taccuino dei film da vedere?
Stoppo quindi il video (per paura di spoiler) e torno a cucinare.

Ora, avete presente quella cagatona che fu il thriller psicologico del 2007 Funny Games? Avete presente? Il film con Naomi Watts... Quel remake di quell’altro film austriaco uscito dieci anni prima e presentato a Cannes
(ovviamente). Quello dei due ragazzi ricchi e pazzi che bussano alla porta degli sconosciuti e li massacrano? Ecco. Secondo voi, Tim Roth per girare questo scempio a cosa si è ispirato? Esatto, al film Death Game del 1977. Infatti Knock Knock ne è il remake. Cosa centra allora tutta la solfa su Funny Games? Centra che Death Game l’hanno visto in pochi (per fortuna) e Funny Games invece l’hanno visto in molti (purtroppo). Quindi è più probabile che mi capiate meglio se dicessi che questo film fa cagare quasi quanto Funny Games” piuttosto che questo film è un remake mal riuscito di Death Game”.


Partiamo dall’elefante nella stanza: il film è scritto coi piedi.
Sembra che gli sceneggiatori non abbiano ben chiaro il processo creativo che porta dal soggetto alla sceneggiatura. Per fare un esempio:

La trama in 20 parole (contatele)
Due “allegre” ragazze bussano alla porta di Keanu Reeves. Sfortunatamente per lui, le due si riveleranno essere delle pazze assassine.

Bene, adesso allungate il brodo fino ad arrivare a 90 minuti di dialoghi. Come dite? Questo è un lavoro da sceneggiatori? ESATTO! Avrebbero dovuto farlo adattare a degli sceneggiatori veri, non a questi tre scappati di casa. [1] Eli Roth ha scritto roba tipo Hostel e L’uomo con i Pugni di Ferro
. [2] Nicolás López è qui alla sua opera prima (e speriamo pure ultima). Infine [3] Guillermo Amoedo non ha nemmeno la pagina su Wikipedia Italia, ma da quella inglese esce fuori che come sceneggiatore è il compagno di merende di Eli Roth, quindi il cerchio si chiude.

Che poi gli attori non sono malaccio, anzi. Keanu Reeves è una garanzia mentre Ana de Armas, la Joi di Blade Runner, è… Va bene, diciamolo: ha recitato meglio in Blade Runner. Però qui ha mostrato due aspetti inediti del suo modo di recitare. E devo ammettere che sia l’aspetto destro che quello sinistro sono stati fondamentali per il dipanarsi dell’intreccio narrativo.

Non ho altro da aggiungere se non la foto del mio taccuino subito dopo essere arrivato ai titoli di coda:

Consigliato a:
Nessuno. E comunque esistono modi meno dolorosi per vedere i seni della de Armas.

Sconsigliato a:
Chi non vuole vedere che compromessi debbano accettare attori come Reeves per pagare le rate del mutuo.

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