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venerdì 26 aprile 2019

Dei voti e delle pene

Oggi mi sono imbattuto in un articolo riguardante il disastroso esordio del reboot di Hellboy al box office. La Critica con la C maiuscola ha affossato il film ed una schiera di leoni da tastiera ha criticato la Jovovich sul suo canale Instagram su quanto il suddetto film non sia stato di loro gradimento. Milla, una donna dalle spalle larghe e bellissime, ha risposto così:

Lavori duramente per creare qualcosa di divertente e poi arriva il momento di sorbirti le recensioni negative dei critici. I miei film migliori sono stati affossati da critica. Il Quinto Elemento? Il peggior film di sempre stando alle recensioni del ’98. Zoolander? Affossato. Giovanna d'Arco? Un disastro. Resident Evil? Non ne parliamo nemmeno. Ognuno di questi film oggi è un cult. E anche questo lo sarà, ricordatevi le mie parole. 



Ora, che Milla non abbia bisogno di un mio endorsement mi pare ovvio, ma la colata di fango su Hellboy mi ha fatto interrogare su come certa Critica e certa gggente consideri i voti quasi dei dogmi di fede.
Nota a margine: Non parliamo nemmeno dei risultati al botteghino: il fatto che 50 sfumature e Quo vado siano stati campioni di incassi la dice lunga sull’attendibilità del box office come metro di valutazione.

Si potrebbe affermare che un film vada recensito in base a parametri “oggettivi” come l’efficacia della regia, le luci e la bravura degli attori. Certo, tutte cose molto giuste e che aiutano nella riuscita di un buon film. Ma sapete cosa mi ricorda questo modo di ragionare? La lezione del professor Keating ne L'attimo fuggente. Lì veniva dato un metodo di valutazione “oggettivo” che riduceva la valutazione di una poesia ad una fredda area su un piano cartesiano.
Dove sono le vibrazioni che l'anima del poeta regala alla fedele amica carta? Dov'è la voce silenziosa che sussurra al nostro orecchio, diverse e personali interpretazioni di una stessa ode?”
Sapete come definì il professor Keating questo approccio geometrico alla poesia? “Escrementi”.
È questo che disse. Escrementi.
Ma era un signore, lui.

Penso che affossare un film come Hellboy, il cui unico scopo è l’intrattenimento fine a sé stesso, sia una “enorme cagata” che anche Ian Malcolm ne andrebbe fiero. Altro che “escrementi”.

Come possiamo gettare fango su un film che nemmeno ci prova ad essere “ottimo”? È palese che il suo unico obbiettivo sia far trascorrere al pubblico un’oretta e mezza di spensieratezza. Non è certo necessario intavolare un discorso sulla sconclusionatezza della trama o sul fanservice per dire che è un film mediocre. Se “io” critico cinematografico andassi al cinema a vedere Hellboy e lo recensissi prendendo come metro di paragone un film intimista iraniano candidato a Cannes non dimostro di essere colto. Dimostro di essere scemo.

Ma non divaghiamo e chiediamoci: come dobbiamo valutare un film? Quale metro di giudizio dobbiamo applicare per definirne la bontà? Facile: se la maggior parte della gente che conta dice che è bello, allora deve esserlo per forza! Bene, andiamo allora a vedere su Rotten Tomatoes quale è la percentuale di recensioni positive che hanno ottenuto, che so, i film di Resident Evil fatti dalla Jovovich.

Resident Evil (2002) 34%  
Resident Evil: Apocalypse (2004) 20%
Resident Evil: Extinction (2007) 23%
Resident Evil: Afterlife (2010) 23%  
Resident Evil: Retribution (2012) 29%
Resident Evil: The Final Chapter (2017) 37%

Bene. Ora confrontiamoli con le valutazioni di 3 dei miei film preferiti.

Blade Runner (1982) 90%
2001: Odissea nello Spazio (1968) 93%
Effetto notte (1973) 100%

Bene, questo dimostra che Effetto notte è un prodotto migliore di Resident Evil perché i piaciuto al 100% della critica, giusto? NO! Bisogna essere fulminati per valutare sullo stesso piano quelle due pellicole. Non solo non appartengono allo stesso genere, non hanno nemmeno il medesimo scopo.

Potremmo però pensare se un film ha ottenuto una maggiore approvazione, allora significa che debba essere bello per forza e sia consigliato a mani basse.
Pericolosamente sbagliato.
Immaginate che un vostro amico vi chieda di consigliargli un film di fantascienza, premettendo però di non essersi mai approcciato veramente al genere. Pensate davvero che 2001: Odissea nello Spazio con il suo 93% sia una scelta azzeccata? E se sì, pensate davvero che tornerebbe da voi per avere un secondo consiglio?

Ma mettiamo che mi stia sbagliando.
Dopotutto, un film con un punteggio superiore al 90% DEVE essere eccellente, giusto? Cavolo, se oltre il 90% della “gente competente” l’ha trovato buono, chi sono io per dire che non valga la pena di vederlo e consigliarlo ad amici e parenti?

Nosferatu il vampiro (1922) 97%
Metropolis (1927) 99%
La corazzata Potëmkin (1925) 100%

Amici cinefili, ma di che cosa stiamo parlando?
Il “perché” siano delle pietre miliari non ha NULLA a che vedere con la loro fruibilità. Se il tuo scopo è passare una serata piacevole con gli amici, allora non puoi usare lo stesso metro per misurare Ėjzenštejn e Michael Bay. Non è sbagliato, è stupido. Lo scopo delle pellicole è troppo diverso. Sarebbe come confrontare sullo stesso piano un romanzo di fantascienza ed un libro di cucina perché sono entrambi libri.

Quindi, per l’amor di Dio non decidete cosa guardare in base ad un numero vomitato da qualche guru sentenzioso. Lasciatevi guidare dai vostri gusti e soprattutto trovate uno o due amici fidati e chiedete loro consiglio. Pazienza se di tanto in tanto finirete per guardare qualche film brutto. Dopotutto, come potreste riconoscere un Capolavoro senza aver visto per confronto qualcosa che Capolavoro non è?

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