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mercoledì 14 gennaio 2015

La trilogia degli animali

Siamo onesti. Mi sto prefiggendo l'obiettivo di recensire 19 film in meno di un mese quando l'anno scorso la diciannovesima recensione l'ho pubblicata ad aprile. Abbiate pietà quindi se adotteremo le "micro-review" per la maggior parte dei film dello speciale. Non per tutti, sia chiaro. Alcune pellicole necessitano certamente di qualche riga in più per essere trattate. Inoltre io di nome non faccio Gianni e di cognome non faccio Canova. Vogliate considerare quindi lo speciale nel suo insieme più come i pensieri di un appassionato di Cinema come voi, piuttosto che come una mera lista di recensioni di Alta Critica Cinematografica.

1. L'uccello dalle piume di cristallo (1970)
Nei gialli è fondamentale tenere lo spettatore incollato alla poltrona. E quale modo migliore se non renderlo complice dell'assassino? Fateci caso, le inquadrature soggettive ci mettono nei panni dell'assassino. Ci fanno vedere con i suoi occhi. Ci fanno ESSERE l'assassino. Vedete, in moltissimi punti del film è come se comparisse un bersaglio sulla schiena della vittima ti turno. Ti viene quasi da dire «adesso questo muore», e poi muore davvero. Ora, alcuni potrebbero pensare che questo renda il film prevedibile. In verità la vera bravura del regista sta proprio qui: facendoti capire cosa sta accadendo genera complicità, mentre l'impossibilità di aiutare la vittima genera impotenza. Queste due cose messe insieme creano l'ingrediente fondamentale di ogni buon film: l'IMMEDESIMAZIONE. 
Delle musiche di Morricone non ne parliamo nemmeno, sennò la micro-review diventa una standard-review.
Voto:


2. Il gatto a nove code (1971)
Da bambini tutti avevamo paura di una cosa: il buio. Lo riempivamo con ogni genere di orrore immaginabile. Crescendo, il timore è venuto meno perché diciamocelo, razionalmente nulla potrà mai nascondersi nel buio di camera nostra. Ma se non fosse così? Se, immersi nell'oscurità, ci fosse veramente qualcuno lì con noi? Qualcuno malvagio e conscio del fatto che non possiamo vederlo.


«Paura, eh?»
Ora, secondo S. S. Van Dine la regola numero uno di un buon giallo è che Il lettore deve avere le stesse possibilità del poliziotto di risolvere il mistero. Concordo, ovviamente. Essendo però questo Pazzi per il Cinema, fatemi enunciare quella che per me è la regola zero di un buon film giallo:
L'atmosfera deve essere ben realizzata.
Pensateci un attimo: anche un testo di Shakespeare sarebbe un'atrocità se avesse le atmosfere di Elisa di Rivombrosa, non vi pare?
Ora, di una cosa sono sicuro: Il gatto a nove code ha un'atmosfera spettacolare. Le musiche di Morricone e la regia di Argento (qui più "movimentata" rispetto al film precedente) contornano una trama per nulla banale e degna ancora oggi di essere seguita. Pazienza per la presenza di alcuni elementi pseudoscientifici che ne tradiscono l'età.
Voto: 

3. 4 mosche di velluto grigio (1971)
Peppe: Ma per forza in giro così devi andare?
Capannelle: Sportivo!
Peppe: Ma quale sportivo, stai in divisa da ladro...
Ecco, esattamente come ne I soliti ignoti, anche nei film di Argento potremmo fare un ragionamento analogo per l'abbigliamento degli assassini. Tuttavia non voglio dilungarmi su quanto questo sia non solo un bene, ma che rappresenti in realtà la proiezione mentale dell'idea del killer nella finzione e bla bla bla... Insomma, paroloni da critico che non si addicono alla mia persona. Quello che mi preme sottolineare è che ad Argento piace giocare con lo spettatore. Ascoltate, non voglio assolutamente fare spoiler a chi non ha mai visto questo film. Non dirò nulla nemmeno sull'inizio del film. Voglio invece lanciare una sfida a chi non l'ha mai visto: guardatevi i primi 7 o 8 minuti. Se dopo averlo fatto non salterete sulla sedia esclamando «Ma Argento è un genio! :O » restando totalmente rapiti da un film che ormai ha più di 30 anni sulle spalle, datemi pure del bugiardo.

Per quelli tra voi non interessati a raccogliere la mia sfida, lasciate che elenchi alcune delle numerose frecce che questa pellicola ha a sua disposizione:
- le musiche di Morricone.
- la scena dell'iniezione nel cuore di Pulp Fiction, un quarto di secolo prima di Pulp Fiction.
- Sangue che scorre rosso e fumante manco fosse vin brulé.
- Bud Spencer nei panni di Dio.
- L'ho già detto che ci sono le musiche di Morricone?

Tuttavia sapete una cosa? Forse quello che mi è piaciuto meno tra questi tre film è proprio 4 mosche di velluto grigio. Fermi, fermi, fermi! Posate i forconi (o nel nostro caso, le mannaie). Non sto dicendo che sia un brutto film, anzi! Fossero tutti così i gialli, diverrei presto un fan di questo genere. Quello che voglio dire è che, per quanto GENIALE possa essere, un certo risvolto "legato al titolo" (e chi può capire capisca) appare oggi un filo troppo datato. Va bene la sospensione dell'incredulità, ma probabilmente oggi la sceneggiatura sarebbe stata scritta diversamente in quei passaggi.
Voto: 

1 commento:

  1. Temo di aver visto solo l'ultimo, ahimé. Non vado pazza per Argento e per i gialli. Lo ricordo parecchio trash, con qualche guizzo di genialità (l'incidente in macchina!) appannato dalle risibili motivazioni dell'assassino.

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